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16/03/2012 - Saluggia e Livorno - Cronaca
LIVORNO FERRARIS - Rapina alla gioielleria “Marrandino”: finiscono dietro le sbarre i due responsabili - Si tratta di un albanese 35enne e di un rumeno 22enne, residenti nel biellese
LIVORNO FERRARIS - Rapina alla gioielleria “Marrandino”: finiscono dietro le sbarre i due responsabili - Si tratta di un albanese 35enne e di un rumeno 22enne,  residenti nel biellese
Gentian Ngjela e Ionut Scarlat

A due mesi circa dalla rapina alla gioielleria “Marrandino” , commessa al mattino del 13 gennaio scorso, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Vercelli hanno arrestato i due presunti responsabili.



Gentian Ngjela 35enne albanese, pluripregiudicato e Ionut Scarlat 22enne rumeno, residenti nel biellese, sono i soggetti sui quali i militari hanno raccolto, nel corso delle indagini svolte sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Vercelli, i gravi indizi di colpevolezza che hanno permesso al Gip del Tribunale di Vercelli di emettere nei loro confronti l’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere nella quale viene loro contestato il concorso nella rapina pluriaggravata.


«La rapina –commenta il Comandante Ten. Col. Angelo Megna- destò grande allarme nel comune del vercellese, viste anche le modalità particolarmente determinate e violente degli autori che, dopo aver simulato interesse all’acquisto di preziosi, avevano puntato un coltello alla gola della titolare, impossessandosi di gioielli per un valore stimato in circa 8mila euro e fuggendo dopo aver immobilizzato la vittima nel retrobottega con del nastro adesivo».


Le investigazioni, avviate dalla Stazione dei Carabinieri di Livorno Ferraris, dirette dal Maresciallo Ignazio Casti, e proseguite dai militari del Nucleo Operativo, si indirizzavano verso gli odierni indagati grazie ad una serie di convergenti elementi dai quali si stabiliva che gli stessi, già qualche settimana prima ed in tempi diversi, avevano visitato la gioielleria simulandosi clienti ma senza acquistare nulla.


Quindi, sulla base di tale importante presupposto, venivano attuati concentrici sforzi investigativi nei confronti dei sospettati grazie ai quali si perveniva dell’esauriente quadro indiziario posto a base dell’eseguito provvedimento e dal quale, tra l’altro, si poteva evincere che, ad aver  puntato il coltello contro la proprietaria, era stato Ngjela.   

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